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Novae
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mweqNovae era una mwegfortezza legionaria mwewromana della provincia della mwfamwfqMoesia Inferior, attualmente mwfgSvištov, nel nord della mwfwBulgaria.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Situata lungo il mwgwlimes danubiano, fu scelta da mwhaClaudio, dopo l'annessione della mwhqprovincia di Tracia all'mwhgImpero romano, quale sede della mwhwfortezza legionaria della mwialegio VIII Augusta.cite-ref-viiiaugustanovae-1-1[1]
Sotto l'imperatore mwjgVespasiano fu sostituita dalla mwjwLegio I Italica. Si racconta, infatti, che dopo la vittoria finale nella mwkqguerra civile, Vespasiano disperse per tutto l'impero le legioni di Vitellio:cite-ref-4[4] la I mwlgItalica fu mandata in mwlwMesia, dove il nuovo governatore, mwmaGaio Fonteio Agrippa, la tenne impegnata in una guerra assieme ad altre legioni di Vitellio, di dubbia lealtà a Vespasiano.cite-ref-5[5] L'esercito romano-mesico subì una cocente sconfitta nell'inverno 69/70 per mano dei mwnqSarmati che avevano invaso la provincia, e Agrippa fu ucciso in questa occasione.cite-ref-6[6] Dopo che il nuovo governatore mwogRubrio Gallo riuscì a scacciare i Sarmati dalla Mesia, le truppe, sia legioni che ausiliari, furono riorganizzate, e la I mwowItalica fu spostata (o rimase) a mwpaNovae (mwpqSvištov, mwpgBulgaria).cite-ref-7[7]
La legione rimase a mwraNovae per secoli, come attestato dall'mwrqmwrgItinerarium Antonini (221.4), dalla mwrwGeographia Ravennatis (187.7 e 189.10) e dalla mwsqmwsgNotitia dignitatum (mwswOrientalis XL.30 e 31). Fu anche sede della mwtamwtqClassis Moesica, riorganizzata all'epoca dei mwtgFlavi.
Nell'mwua86 la mwuqprovincia di Mesia fu divisa in mwugsuperior ed mwuwinferior, e mwvaNovae, insieme a mwvqmwvgDurostorum, divenne una delle due basi legionarie della seconda delle due nuove province. Durante le mwvwguerre daciche di Domiziano (mwwa85-mwwq89), mwwgNovae sembra non subì gravi danni al suo impianto di fortificazioni, forse a testimonianza del fatto che le operazioni principali si svolsero nella parte più occidentale o orientale della provincia.
Un cambiamento molto più significativo si ebbe sotto mwxaTraiano, quando le vecchie costruzioni di legno e mattoni furono sostituiti da mura e baraccamenti in pietra. A parte le nuove mura difensive, il monumentale edificio del quartier generale (mwxqmwxgPrincipia) con la basilica e l'ospedale militare (mwxwmwyavaletudinarium), furono costruiti nel luogo dove sorgevano le mwyqterme romane di mwygepoca Flavia. Durante la mwywconquista della Dacia, nell'inverno del mwza101/mwzq102, il re dei mwzgDaci, mwzwDecebalo, ormai bloccato ad occidente, decise di passare al contrattacco, mirando soprattutto ad aprire un secondo fronte per dividere così le forze dell'esercito romano. Come era già successo nell'mwaa85, il re dace scelse di assalire la mwaqMesia Inferiore, insieme agli alleati mwagsarmati mwawRoxolani (anch'essi rappresentati sulla mwbaColonnacite-ref-8[8]), il cui re era un certo mwcqSusago.cite-ref-9[9] Le due armate passarono il fiume ma, pur riportando qualche successo iniziale, vennero tenute a bada dall'allora governatore, e abile generale, mwdgManio Laberio Massimo, il quale riuscì anche a catturare la sorella del re dei Daci, come ben illustra la Colonna.cite-ref-10[10] Solo con l'arrivo dei rinforzi, capeggiati dallo stesso imperatore Traiano (rappresentato sulla Colonna nell'atto di raggiungere il fronte mesico su imbarcazioni della mwewmwfaClassis moesicacite-ref-11[11]), le forze dei Daci e dei Roxolani furono fermate, e anzi subirono una pesante sconfitta,cite-ref-12[12] forse separatamente:
• i Roxolani presso la futura città di mwkqNicopolis ad Istrum, fondata successivamente da Traiano per onorarne la vittoria,cite-ref-14[14] forse dopo aver inutilmente assediato la mwlgfortezza legionaria di mwlwNovae. Traiano, infatti, memore dell'azione analoga avvenuta oltre quindici anni prima durante le mwmacampagne daciche di Domiziano, si era ben preparato a una simile mossa strategica da parte dei Daci.cite-ref-15[15]
L'offensiva di Traiano riprese nel mese di marzo; questa volta, l'avanzata prese avvio da più fronti.
La prima "mwpqcolonna", attraversato il Danubio forse nel tratto di mwpgmwpwlimes mwqamwqqOescus-mwqgNovae, proseguì lungo la valle dell'mwqwAluta fino a raggiungere il passo sufficientemente ampio ed accessibile della mwraTorre Rossa. L'avanzata delle altre due colonne avvenne in parallelo, probabilmente lungo le stesse direttrici seguite l'anno precedente (ossia attraverso le "mwrqmwrgPorte di ferro" e il passo delle mwrwChiavi di mwsaTeregova). Il punto di ricongiungimento finale delle tre armate è individuato a una ventina di chilometri a nord-ovest di mwsqSarmizegetusa Regia.cite-ref-16[16]
Decebalo, scosso dalla seconda sconfitta subita e soprattutto dall'avanzata contemporanea lungo tre fronti in una "manovra a tenaglia" che vedeva le truppe imperiali impossessarsi di numerose fortezze daciche, sempre più prossime alla mwtwcapitale, inviò all'imperatore romano due ambascerie, ognuna con una richiesta di pace.cite-ref-17[17]
Mezzo secolo dopo la conquista della vicina Dacia, è possibile che durante il periodo degli mwvqAntonini la legione controllasse la zona oltre il fiume Yantra. I tempi più prosperi per mwvgNovae e per tutta la provincia, sembra furono durante la mwvwdinastia dei Severi. Non a caso è di questo periodo la splendida mwwavilla costruita a ovest del mwwqmwwgcastrum legionario, nell'area delle mwwwmwxacanabae, che potrebbe essere stata la residenza del mwxqmwxglegatus legionis.
Nel mw1w249 mw2aDecio, proclamato imperatore dalle armate pannonico-mesiche, si diresse in Italia, portando con sé buona parte delle truppe di confine, e presso Verona riuscì a battere l'esercito di Filippo l'Arabo, che morì insieme a suo figlio. Ma l'aver sguarnito le difese dell'area mw2qbalcanica permise, ancora una volta, a Goti e Carpi di riversarsi nelle province di Dacia, Mesia inferiore e Tracia. Sembra infatti che i Goti, una volta passato il Danubio ghiacciato, si divisero in due colonne di marcia. La prima orda si spinse in Tracia fino a mw2gFilippopoli (l'odierna Plovdiv), dove assediarono il governatore mw2wTito Giulio Prisco; la seconda, più numerosa (si parla di ben settantamila uominicite-ref-giordane18-1-18-0[18]) e comandata da mw4aCniva, si spinse in Mesia inferiore, fino sotto le mura di mw4qNovae.cite-ref-19[19]
L'anno successivo, nel mw7g250, Decio fu costretto a fare ritorno sulla frontiera del basso Danubio, per affrontare l'invasione compiuta l'anno precedente dei Goti di Cniva. Si trattava di un'orda di dimensioni fino ad allora mai viste, coordinata inoltre con i Carpi che assalirono la provincia di Dacia.cite-ref-mazzarino525-20-0[20] Cniva, respinto da mw8wTreboniano Gallo presso mw9aNovae, condusse le sue armate sotto le mura di mw9qNicopoli.cite-ref-giordanexviii-21-0[21] Frattanto Decio, venuto a conoscenza della difficile situazione in cui si trovava l'intero fronte balcanico-danubiano, decise di accorrere personalmente: prima di tutto sconfisse e respinse dalla provincia dacica i Carpi, tanto che all'imperatore furono tributati gli appellativi di "mw-gmw-wDacicus maximus",cite-ref-22[22] e "mwaqaRestitutor Daciarum" ("restauratore della Dacia").cite-ref-23[23] L'imperatore era ora deciso a sbarrare la strada del ritorno ai Goti in Tracia e ad annientarli per evitare potessero ancora riunirsi e sferrare nuovi attacchi futuri, come narra mwaquZosimo.cite-ref-24[24] Lasciato Treboniano Gallo a mwaqoNovae, sul Danubio, riuscì a sorprendere ed a battere Cniva mentre questi stava ancora assediando la città mesica di Nicopoli. Le orde barbariche riuscirono però ad allontanarsi e, dopo aver attraversato tutta la Penisola balcanica, attaccarono la città di Filippopoli. Decio, deciso ad inseguirli, subì però una cocente sconfitta presso mwaqsBeroe Augusta Traiana (l'attuale Stara Zagora). La sconfitta inflitta a Decio fu tanto pesante da impedire all'imperatore non solo la prosecuzione della campagna, ma soprattutto la possibilità di salvare Filippopoli che, caduta in mano ai Goti, fu saccheggiata e data alle fiamme.cite-ref-giordanexviii-21-1[21]cite-ref-zosimo24-2-25-0[25]
A partire da questa data mwaruNovae mwaryfu sistematicamente attaccata dai barbari. La linea orientale delle nuove mura difensive furono ingrandite per altri 10 ettari, per poter essere di rifugio anche per i civili che abitavano nei dintorni dell'accampamento militare.
Con il mwargIV secolo, quando la legione fu divisa in vari distaccamenti, pronti ad occupare forti e fortini, molti edifici militari furono sostituiti con edifici civili all'interno del vecchio mwarkmwarocastrum. E così le mwarsmwarwcanabae e la base legionario diventarono un tutt'uno. La mwar0mwar4Notitia dignitatum indica, infatti, che all'inizio del mwar8V secolo la I mwasaItalica faceva la guardia ad entrambe le sponde del Danubio, con fortezze a mwaseNovae e dall'altra parte del fiume a mwasiSexagintaprista, per il tratto della mwasmMesia inferiore. Nuove strade, poi, con ai lati dei marciapiedi furono costruiti, utilizzando iscrizioni in pietra. Il nuovo insediamento era molto più povero, con costruzioni in mattoni secchi.
Sotto il regno dell'imperatore mwaswZenone (V secolo), tribù barbare conquistarono la città e mwas0Teodorico il Grande, signore degli Ostrogoti ne fece la capitale del suo regno. Nel mwas4441 mwas8Novae venne ancora una volta distrutta, questa volta dagli mwataUnni di mwateAttila, ed abbandonata definitivamente dalla mwatilegione. Sotto mwatmGiustiniano I (mwatq527-mwatu565) la città fu ricostruita e fortificata in tal modo da poter essere chiamata la "Ravenna dell'Est"; la città divenne anche un importante mwatyporto sul Danubio. Nel tardo mwatcV secolo-inizi del mwatgVI secolo mwatkNovae fu sede vescovile.
A partire dal mwatsVII secolo divenne sede e quartier generale delle armate bizantine che combatterono gli mwatwAvari e gli mwat0Slavi. L'Imperatore mwat4Maurizio nel corso delle sue mwat8campagne balcaniche, nel mwaua594 silurò Prisco in favore del proprio inesperto fratello Pietro. Questi, dopo qualche fallimento iniziale, tenne la posizione, sconfiggendo le orde slave a mwaueMarcianopoli e pattugliando il Danubio tra mwauiNovae e il Mar Nero. Verso la fine di agosto, attraverso il Danubio presso Securisca, a ovest di mwauqNovae, e si aprì la strada combattendo fino al fiume Helibacia, mandando a monte i preparativi degli Slavi per nuove incursioni a scopo di saccheggio.cite-ref-26[26]
Vent'anni più tardi, nel decennio mwauo610-mwaus619 le cronache tornano a parlarci di continui saccheggi un po' ovunque lungo il Danubio. Città come mwauwJustiniana Prima e mwau0Salona dovettero soccombere a questi attacchi devastanti. Non si sa di preciso in che periodo una data area venisse sommersa dalla marea slava ma alcuni eventi singoli emergono dalle nebbie di questo periodo;cite-ref-27[27] la distruzione di mwaviNovae dopo il 613, la conquista di mwavmNaissus e mwavqSerdica e la distruzione di Justiniana Prima nel mwavu615; e ancora, tre assedi di mwavyThessalonica (610?, 615 e 617), la battaglia di mwavcEraclea sulle sponde del Mar di Marmara nel mwavg619, raid di pirati slavi su Creta nel 623cite-ref-28[28] e lo stesso assedio di Costantinopoli tre anni dopo. Dal 620 in avanti, l'archeologia ci parla chiaramente di insediamenti slavi all'interno dei Balcani ormai spopolati.cite-ref-29[29]
mwawiNovae è menzionata in diciassette antiche fonti letterarie partendo da mwawmClaudio Tolomeo (circa mwawq100-mwawu178) e includendo la mwawymwawcNotitia dignitatum (mwawgIV/mwawkV secolo) e la mwawoNotitia Episcopatuum (mwawsIX e mwawwX secolo). È probabilmente scolpita sulla mwaw0Colonna Traiana, che commemora la supremazia di questo imperatore sui mwaw4Daci. È inoltre indicata sulla più antica mappa conservata dell'Impero romano la mwaw8mwaxaTabula Peutingeriana.
Archeologia del sito
Dal mwaxs1960 un gruppo di ricerca polacco con la collaborazione dell'Accademia delle Scienze di Bulgaria opera sul sito.
Il centro civile (mwax0mwax4canabae) si estendeva nella parte occidentale e meridionale dell'antica base legionaria, coprendo un'area di 70-80 mwax8ettari durante il periodo del mwayaprincipato. Durante il periodo mwayeTardo Impero romano la città copriva ora quasi tutti i 18 mwayiettari della ex-base legionaria, oltre a 20-30 ettari delle ex-mwaymcanabae, oltre ad altri 10 ettari del recinto orientale.
Un altro piccolo centro civile (mwayumwayyvicus) è stato localizzato oltre 2mwayc km a est dell'accampamento militare, nel luogo chiamato mwaygOstrite Mogili. Indagini archeologiche del terreno hanno evidenziato un insediamento di ca. 15 ettari, esistente al tempo del principato. Qui ci sarebbero state numerose officine del vetro, mentre lungo le strade che uscivano dalla base legionaria, sono state rinvenute numerose necropoli (ad ovest, est e sud). Circa 2mwayk km a sud della fortezza è stato, infine, individuato un tempio dedicato a mwayoLiber Pater (divinità orientale), fuori dalle mura orientali della fortezza.
Una delle mwaywvillae fu posta sul sito dove sorgeva l'antico ospedale militare (secondo recenti scavi). Molte vetrerie sono stati trovate negli scavi archeologici, sia in città, così come nei dintorni. La villa sembra che continuò ad esistere fino alle mway0invasioni gotiche del 376-382.
Con il mway8VI secolo la nuova cattedrale fu costruita ad ovest della vecchia sede legionaria. L'ultimo periodo di prosperità fu durante il regno di Giustiniano (527-565), quando le mura difensive furono ricostruite e rinforzate, ma gli attacchi degli mwazaSlavi e degli mwazeAvari posero fine all'esistenza della città antica. Nel IX-XI secolo erano rimasti solo la chiesa e un cimitero, nella parte occidentale della città.
Note
cite-note-i-italica-32. mwaa8mwabaAE mwabe1965, 134; mwabimwabmAE mwabq1965, 135a; mwabumwabyAE mwabc1966, 345; mwabgmwabkAE mwabo1972, 528; mwabsmwabwAE mwab01973, 480a-b; mwab4mwab8AE mwaca1975, 754a; mwacemwaciAE mwacm1987, 866b; mwacqmwacuAE mwacy1995, 1334; mwaccmwacgAE mwack1996, 1340a; mwacomwacsAE mwacw1998, 1130; mwac0mwac4AE mwac81998, 1132; mwadamwadeAE mwadi1998, 1133; mwadmmwadqAE mwadu2004, 1243; mwadymwadcCIL mwadgIII, 750 (p 992, 1338); mwadkmwadoCIL mwadsIII, 6239a; mwadwmwad0CIL mwad4III, 7438; mwad8mwaeaCIL mwaeeIII, 7441; mwaeimwaemCIL mwaeqIII, 7617; mwaeumwaeyAE mwaec1999, 1333; mwaegmwaekAE mwaeo1987, 863; mwaesmwaewAE mwae01999, 1335; mwae4mwae8AE mwafa1999, 1332; mwafemwafiAE mwafm1972, 526; mwafqmwafuAE mwafy1937, 97; mwafcmwafgAE mwafk1988, 984; mwafomwafsAE mwafw1932, 53; mwaf0mwaf4AE mwaf81985, 735; mwagamwageAE mwagi1982, 849; mwagmmwagqAE mwagu1996, 1339; mwagymwagcAE mwagg1968, 454a; mwagkmwagoAE mwags1991, 1374; mwagwmwag0AE mwag41983, 878; mwag8mwahaAE mwahe1993, 1364a; mwahimwahmAE mwahq1990, 863; mwahumwahyAE mwahc1944, 14.
cite-note-44. ↑ Tacito, mwahsHistoriae, III, 35.
cite-note-55. ↑ Tacito, mwah8Hist., III, 46.
cite-note-66. ↑ Flavio Giuseppe, mwaimGuerra giudaica, VII.4.3.
cite-note-88. ↑ Filippo Coarelli, mwajiLa colonna Traiana, Roma, 1999, tav. 38 (XXVIII/XXXVII-XXXVIII) p. 82.
cite-note-99. ↑ mwajyPlinio il giovane, mwajcEpistulae, X, 74.
cite-note-1010. ↑ Filippo Coarelli, mwajsLa colonna Traiana, Roma, 1999, tav. 29 (XXII/XXX-XXXI) p.73. Cassio Dione, LVIII, 9, 4.
cite-note-1111. ↑ Filippo Coarelli, mwakaLa colonna Traiana, Roma, 1999, tav. 32-34 (XXV-XXVI/XXXIII-XXXV) p. 76-78.
cite-note-1212. ↑ Su vittoria in mwakqMesia inferiore confronta le seguenti iscrizioni: mwakumwakyAEmwakc mwakg1991, 1450 e mwakkmwakoAEmwaks mwakw1937, 10.
cite-note-1414. ↑ mwamuGiordane, mwamymwamcDe origine actibusque Getarum, 18. mwamkAmmiano Marcellino, mwamomwamsStorie, XXXI, 5.
cite-note-1515. ↑ Filippo Coarelli, mwam8La colonna Traiana, Roma, 1999, tav. 30-35 (XXIII-XXVII/XXXI-XXXVI) pp. 74-79.
cite-note-1616. ↑ Julian Bennet, mwanmTrajan, Optimus Princeps, Bloomington, 2001, p. 94.
cite-note-1717. ↑ Cassio Dione, LVIII, 8.3 - 9.2.
cite-note-giordane18-1-1818. ↑ Giordane, mwanoDe origine actibusque Getarum, XVIII, 1.
cite-note-1919. ↑ Grant, p. 215-217.
cite-note-mazzarino525-2020. ↑ Mazzarino, p. 525.
cite-note-giordanexviii-2121. ↑ Giordane, mwaoyDe origine actibusque Getarum, XVIII.
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cite-note-2929. ↑ Florin Curta, cfr anche Franz Georg Maier (Publisher)
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